1969 – 2019 The Kinks “Arthur” 50esimo anniversario

Il 1969 è davvero un anno topico nella storia della musica: dai “tre giorni di pace e musica rock” del Festival di Woodstock, all’incubo del concerto dei Rolling Stones ad Altamont, in cui un fan viene ucciso dagli Hells Angels. Sono fondamentali anche le uscite discografiche del ’69, vengono pubblicati infatti i primi due dischi dei Led Zeppelin, “Say It Loud, I’m Black and I’m Proud” di James Brown, “Stand!” di Sly & the Family Stone, “Abbey Road” dei Beatles, “In the Court of the Crimson King” dei King Crimson, “Ummagumma” dei Pink Floyd, “Volunteers” dei Jefferson Airplane, “Tommy” degli Who e tanti altri album fondamentali.

Copertina

Il 10 ottobre di quell’anno esce anche “Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire)” dei The Kinks, un album seminale nella storia del rock, che, seppur apprezzato dai fan e dalla critica di allora, non conoscerà il grande successo di pubblico di altri dischi suoi contemporanei.

“Arthur” è il settimo lavoro di studio della band dei fratelli-coltelli Ray e Dave Davies, che sarebbero comunque passati alla storia per aver concepito, a metà anni ’60, brani proto hard rock come “You Really Got Me” (si senta a tal proposito la versione dei Van Halen) e “All Day and All of the Night”.

Il cantante e autore Ray Davies costruisce “Arthur” come un concept album, che sarà la colonna sonora di uno sceneggiato televisivo della Granada Television, e sviluppa la storia con lo scrittore Julian Mitchell. Peccato che alla fine, quando già la musica è pronta, il programma venga cancellato.

Il disco esce ugualmente e si può considerare a tutti gli effetti un capolavoro, che niente ha da invidiare ai grandi classici di quegli anni, nonostante non goda dello stesso successo commerciale. Si tratta di un LP caratterizzato da sonorità rock, rythm and blues, con accenni di psichedelia, sfumature pop à la Beatles e testi raffinati e ironici. Grande importanza, nell’economia dei pezzi, hanno i cori e le chitarre, con semplici ma gustosi fraseggi. Tra gli strumenti utilizzati nell’album spiccano anche alcuni elementi orchestrali come fiati ed archi.

Nelle note di copertina,  Julian Mitchell racconta la trama: “Arthur Morgan … vive in un sobborgo di Londra in una casa chiamata Shangri-La, con un giardino e un’auto e una moglie che si chiama Rose e un figlio di nome Derek sposato con Liz, e hanno questi due bellissimi bambini, Terry e Marilyn. Derek e Liz e Terry e Marilyn stanno emigrando in Australia. Arthur aveva un altro figlio, chiamato Eddie. Prese il nome dal fratello di Arthur, che fu ucciso nella battaglia della Somme [Prima Guerra Mondiale]. Anche il figlio di Arthur, Eddie, è stato ucciso, in Corea.”

Il personaggio, ispirato al cognato di Ray e Dave (Arthur Anning), serve a Davies per raccontare le ingiustizie e le contraddizioni dell’Inghilterra del secondo dopo guerra.

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Il disco che più frequentemente viene paragonato ad “Arthur” è “Tommy” degli Who che, a causa delle sventurate vicende dello sceneggiato di cui il disco di Davies avrebbe dovuto essere colonna sonora, esce poco prima di “Arthur”, adombrandone in parte la qualità e l’innovazione. Ad un ascolto senza i pregiudizi dell’epoca, i due dischi sono molto diversi tra loro e, pur non raggiungendo l’efficacia del geniale giovane Townshend, Ray confeziona una piccola ma splendente opera d’arte, che merita di essere riscoperta e ricordata tra i capolavori della storia della musica, un ritratto ironico e sottile e di una società e di un’epoca.

Di seguito il testo di “Victoria”, il brano che apre il disco e uno dei più noti dei The Kinks, satirico omaggio di Davies – Arthur alla Regina Vittoria:

 

Long ago life was clean

Sex was bad, called obscene

And the rich were so mean

Stately homes for the Lords

Croquet lawns, village greens

Victoria was my queen

Victoria, Victoria, Victoria, ‘toria

I was born, lucky me

In a land that I love

Though I am poor, I am free

When I grow I shall fight

For this land I shall die

Let her sun never set

Victoria, Victoria, Victoria, ‘toria

Victoria, Victoria, Victoria, ‘toria

Land of hope and gloria

Land of my Victoria

Land of hope and gloria

Land of my Victoria

Victoria, ‘toria

Victoria,…

 

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