Copenhagen, perla della Danimarca

Sto cercando da qualche giorno una frase che possa sintetizzare Copenhagen in poche parole, ma non ci riesco. Il motivo è che Copenhagen è una città plurale, ricca di tante peculiarità e differenze – alcune più evidenti, altre meno – che necessitano di una visita non troppo breve e ben pianificata per essere colte. La prima cosa che mi è stata chiara è che la città è davvero cara, anche se qualche accorgimento può aiutare a risparmiare diversi quattrini. Ma andiamo con ordine.

Siamo partiti per la Danimarca da Milano Malpensa il 24 agosto con un volo mattutino, abbiamo raggiunto velocemente con il treno l’Hotel Wakeup Copenhagen, vicinissimo alla stazione centrale. L’albergo ha un buon rapporto qualità prezzo, è centralissimo (a fianco dei giardini Tivoli), ed ha una dimensione della camera e del bagno accettabile, almeno per una metropoli europea. Unico difetto (comunque soggettivo) il bagno con le pareti di vetro oscurato – non proprio il massimo per la privacy – ma, si sa, al Nord il design impera…

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Dopo esserci sistemati in hotel, siamo partiti per una lunga passeggiata nel centro, che ci ha lasciati un po’ perplessi: lo abbiamo trovato molto commerciale e turistico, e a prima vista non troppo caratteristico. È andata molto meglio la sera con una camminata lungo il suggestivo canale del quartiere Nyhavn. La zona un tempo era famosa per la birra, i marinai e la prostituzione; proprio qui l’autore danese Hans Christian Andersen scrisse diverse sue opere. Noi, molto più modestamente, ci siamo dedicati ad un gustoso hot dog e ad un dolce con uvetta e noci presi in alcune bancarelle per pochi euro.

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Il secondo giorno avevamo un obiettivo chiaro: visitare il Rosenborg Slot, un castello rinascimentale situato in un bel parco. Antica residenza reale, oggi l’edificio è sede delle Danske Kongers Kronologiske Samling, il Museo della Collezione Reale Danese. Personalmente, amo le dimore storiche, e camminare tra le sale allestite con gli arredi originali e la quadreria d’epoca mi affascina. Il viaggio nella storia danese si è degnamente concluso nella penombra delle sale che ospitano i gioielli della corona. Ancora qualche chilometro a piedi, e siamo arrivati alla Sirenetta: sembrava appena uscita dalle acque danesi per riposarsi un po’, nonostante la folla di curiosi che, da terra e da mare, cercavano di intuire i suoi pensieri.

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Il terzo giorno abbiamo fatto un giro al Torvehallerne, il mercato coperto di Copenhagen, dove ho gustato il mio primo Smørrebrød (una fetta di pane di segale decorata con stuzzicanti e gustosi condimenti) con pesce fritto e impanato, maionese, capperi e aneto. Difficile dire se era più buono o più bello. La mia compagna ne ha preso uno con roast beef e cipolla caramellata. I prezzi del mercato consentono di provare questo tipico piatto danese senza prosciugare il portafogli. Dopodiché, abbiamo fatto una lunga camminata fino a Nyhavn e oltre. Dopo un breve giro a Christiania – comunità alternativa e semi-indipendente dove fiorisce il consumo e lo spaccio di hashish tollerato dalle autorità – abbiamo optato per un intrattenimento più adatto a noi: una birra danese, una limonata ed un aperitivo a base di piccoli Smørrebrød in un allegro street food sul mare. A quel punto le forze cominciavano a mancare, così abbiamo deciso di capire meglio la struttura dei canali della città con un giro di un’ora in battello sul calar della sera.

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Un altro ottimo modo per risparmiare a Copenhagen è… andarsene un po’ a Malmö, in Svezia, attraversando in treno o in autobus l’avveniristico Ponte di Øresund, che passa sopra e sotto il mare per portare nel vicino paese nordico. Malmö è molto carina, vale la pena dormirci una notte, anche se noi abbiamo un po’ esagerato e ci siamo stati tre giorni… Le cose che meritano di essere viste, oltre al già citato ponte, secondo noi sono: il caratteristico centro storico con il Palazzo del Municipio, le coloratissime casette medievali, e Lilla torg (la piazza più piccola e vivace di Malmö con i tanti locali dove bere e mangiare), la bellissima chiesa di San Pietro (l’edificio più antico della città), e il Turning Torso (l’assurda torre di 190 metri che si erge sulla marina nuova di Malmö). Non credo sia un’esposizione permanente, ma personalmente sono rimasto affascinato da una retrospettiva dedicata all’esposizione che Andy Warhol tenne nel 1968 al Museo di Arte Moderna. Nota per il palato: da Bullen si possono gustare favolosi piatti tipici svedesi, mentre alla stazione centrale si mangiano ottimi Smørrebrød praticamente regalati rispetto ai prezzi di Copenhagen.

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L’ultimo giorno del nostro soggiorno è stato dedicato ad un veloce ritorno alle cose che più ci sono piaciute di Copenhagen (Nyhavn e la zona a mare), e ad una visita allo Statens Museum for Kunst, la Galleria d’Arte Nazionale. Le collezioni di pittura e scultura coprono il periodo dal XII secolo ai giorni nostri, ma la parte che più abbiamo apprezzato è stata quella dedicata ai capolavori d’arte danesi.

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Siamo tornati a casa esausti ma felici per questo viaggio e… pronti per il prossimo.

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