“Who” by The Who: impressioni a caldo al primo ascolto!

Cosa c’è di buono nell’essere ancora in ufficio alle 16.30, sapendo che dovrai restarci fino alle 19? Niente. Se non fosse che un caro amico mi ha appena mandato, con un giorno di anticipo sull’uscita ufficiale, il nuovo disco degli Who da ascoltare! Una precisazione: ho già comprato il cd e mi arriverà la settimana prossima e sono totalmente contrario alla pirateria musicale, ma questo “giorno in più” mi sembra quasi una giornata di vita regalata. Ma cominciamo l’ascolto.

01 “All This Music Must Pass”: Il brano che apre questo nuovo lavoro era già stato diffuso qualche settimana fa e mi è piaciuto sin dall’inizio. Mi ricorda il sound del disco “Who Are You” ed è un brano carico di energia, con un Roger in piena forma. Iniziare una canzone – e un disco – con la frase “Non mi importa! So che odierai questa canzone” lo trovo davvero molto irriverente e in pieno stile The Who!

02 “Ball and Chain”: Si tratta del primo singolo estratto da “Who”. Il brano, scritto da Townshend, ha un testo a carattere sociale e politico, manifestandosi come una critica e condanna del campo di prigionia di Guantánamo, che gli Stati Uniti detengono a Cuba, a seguito delle violazioni della Convenzione di Ginevra riguardo i prigionieri di guerra. La musica del brano e l’interpretazione vocale di Daltrey sono coerenti con il testo: gravi e con sfumature heavy, senza mai sfociare nell’hard rock o nel metal, ma piuttosto in un cantautorato elettrico laconico e potente.

03 “I Don’t Wanna Get Wise”: È il terzo brano che è stato diffuso prima dell’uscita dell’album. Anche questa canzone, come le due precedenti, è decisamente orecchiabile e rimane confermata la mia impressione di un rimando nel sound al periodo ’79-’81. Il pezzo potrebbe essere tranquillamente scambiato per uno di quelli di “Face Dances”. Trovo molto orecchiabile anche l’arpeggio di chitarra che appare qua e là nella traccia.

04 “Detour”: Il titolo cita il primo nome degli Who, “The Detours”, e parte della musica pare quasi provenire dal disco “My Generation”. Ci sono citazioni nel testo dall’omonima canzone e da altri brani del periodo. Arrivato a questo punto mi viene da pensare che questo nuovo lavoro potrebbe essere letto come una riflessione ed un flashback che la band – e Pete in particolare – fanno sulla propria storia. Questo fornirebbe anche un’interpretazione precisa per il titolo dell’album…

05 “Beads On One String”: Al quinto brano comincio a pensare di essere davvero davanti ad un grande disco. La melodia della canzone è delicata ed emozionante e l’accompagnamento delle tastiere e delle chitarre è gustosamente pop. Roger sul finale ci delizia con i suoi – ormai rari – acuti.

06 “Hero Ground Zero”: Il brano è già stato suonato dal vivo dalla band. È una semplice traccia pop con un ritornello orecchiabile. Un pezzo piacevole.

07 “Street Song”: Qui mi pare di cogliere qualche rimando a “Endless Wire”. Il lavoro del 2006 non era a mio giudizio il migliore degli Who, ma questo ulteriore flashback – sebbene alle mie orecchie meno rilevante – contribuisce a delineare il quadro.

08 “I’ll Be Back”: La canzone comincia con un’inattesa armonica a bocca, e questa volta tocca a Pete cantare il pezzo. È una sorpresa gradita, che spezza bene il mood l’album e permette di concentrarsi per un momento sul suo stile personale e intimista, ben espresso in questa ballad.

09 “Break the News”: Arriva quindi il turno di Roger per offrirci una ballad, accompagnata da una chitarra acustica. Nel ritornello il brano diviene più movimentato e allegro, in stile pop. Delicata e intensa l’interpretazione vocale.

10 “Rockin’ in Rage”: Questo brano più rockeggiante aggiunge a mio giudizio poco all’insieme. Potrebbe essere uscito da “Endless Wire”, o da un disco della seconda parte della carriera solista di Pete.

11 “She Rocked My World”: È il pezzo conclusivo di “Who”. Qualche accenno spagnoleggiante e un’interpretazione intima di Roger introducono un pezzo che, ad un primo ascolto, non mi pare fondamentale.

Roger Daltrey ha dichiarato che considera “Who” come uno dei più validi della storia degli Who: “Penso che abbiamo fatto il nostro miglior album da “Quadrophenia” nel 1973, Pete è tuttora un cantautore favoloso, ancora all’avanguardia”. Probabilmente la dichiarazione è un po’ eccessiva, ma al primo ascolto trovo il disco molto valido, superiore alle mie aspettative. È un buon lavoro, ne sono convinto.

La settimana prossima riceverò l’album nella versione deluxe, che contiene tre ulteriori tracce. Non sentirò più il disco fino a quel momento e sono curioso di vedere se queste mie prime impressioni saranno confermate, o se l’ascolto ripetuto dell’opera modificherà il mio giudizio.

Non posso che concludere dicendo: Long live rock, Long Live The Who!

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